Come faccio a sapere se sono autistico/a in età adulta?
La prima e unica risposta sensata a questa domanda è: facendo una consulenza e una valutazione con un professionista psicologo, psicoterapeuta, psichiatra che sia specializzato in neurodivergenze negli adulti.
Ma approfondiamo l’argomento prendendo spunto da una collega americana bravissima (con la quale sono in contatto e che sa che cito e e prendo spunto spesso dai suoi articoli), Megan Anna Neff .
Stiamo vivendo un’epoca di profonda trasformazione nella comprensione dell’autismo. Negli ultimi anni, in particolare, la discussione pubblica è stata arricchita dalle voci di attivisti autistici che condividono le loro esperienze vissute. Non è un caso che una delle domande più cercate in proposito su Google sia: “Come faccio a sapere se sono autistico/a in età adulta?”. Questo crescente interesse riflette una consapevolezza che il neurotipo autistico è molto più vasto e diversificato di quanto si pensasse in passato. Fortunatamente, la ricerca medica sta esplorando attivamente come l’autismo si manifesti in modo differente in donne, persone BIPOC (Black, Indigenous, and People of Color) e individui genderqueer, portandoci a quello che possiamo definire un vero e proprio risveglio autistico.
La “Generazione Perduta” e la Ricerca di Risposte
Se da un lato sono stati fatti progressi nell’identificazione e nel supporto di bambini e ragazze autistiche, dall’altro esiste una generazione perduta di adulti autistici che ha navigato la vita senza una diagnosi. Molti di loro cercano ora risposte a un’esistenza spesso costellata da confusione sociale, condizioni croniche di salute mentale e una persistente sensazione che “qualcosa non torni”. Se anche tu, come adulto, ti stai chiedendo se appartieni a questa generazione, sappi che non sei solo.
Autismo: Una Forma di Neurodivergenza, un’Identità da Celebrare
La definizione tradizionale di autismo come “disturbo del neurosviluppo caratterizzato da sfide nella comunicazione, nelle interazioni sociali, negli interessi ossessivi e nei comportamenti ripetitivi” è, per molti, inadeguata. È più appropriato considerare l’autismo come una forma di neurodivergenza, un modo di essere che diverge dalle norme della neurotipicità. Non si tratta di una patologia da curare, ma di una neuro-minoranza, dato che solo una parte della popolazione possiede un neurotipo autistico.
La neurodivergenza descrive un cervello che elabora le informazioni cognitive, sociali e sensoriali in modo diverso dalla maggioranza “neuronormativa”. Ciò comporta sfide, pregiudizi, abilismo e barriere sistemiche nell’istruzione e nel lavoro. Riconoscere e abbracciare la propria neurodivergenza significa accettare queste differenze nel funzionamento cerebrale e i modi unici di vivere e navigare il mondo.
Le persone autistiche si muovono in un mondo progettato principalmente attorno a norme neurotipiche. Questo può portare a fraintendimenti, a uno stile comunicativo sottovalutato e a interpretazioni errate delle proprie azioni attraverso una lente neurotipica (non autistica). Queste esperienze sottolineano le divergenze tra il modo di essere autistico e la cultura dominante.
Il paradig,a della neurodiversità sta spostando la percezione di condizioni come l’autismo e l’ADHD da semplici disturbi patologici a vere e proprie identità. Per questo motivo, nei testi che trattano l’argomento, si tende a utilizzare un linguaggio “identity-first”, riferendosi all’essere autistici piuttosto che all’autismo. Questo riflette l’integrazione dell’autismo come parte significativa della propria identità, qualcosa che viene celebrato e di cui si è orgogliosi. Riconoscere l’autismo come un neurotipo e un’identità ci permette di celebrare la cultura autistica e abbracciare le uniche differenze dello stile cerebrale autistico.
Le Specificità del Cervello Autistico: Unico nel Suo Stile
Il cervello autistico mostra stili e differenze distinti rispetto al cervello neurotipico, categorizzate dalla Dott.ssa Marilyn Monterio in tre aree principali: linguaggio-comunicazione, relazioni sociali e risposte emotive, e uso sensoriale e interessi.
1. Linguaggio e Comunicazione
Lo stile comunicativo autistico enfatizza la condivisione di informazioni, fatti e dettagli complessi legati agli interessi specifici. Le conversazioni basate sugli interessi sono le più confortevoli, mentre quelle sociali (“Come stai?”) possono risultare frustranti. Il linguaggio ad alto contesto è una peculiarità: il cervello autistico pensa per associazioni ed ecosistemi, non in modo lineare, portando a fornire contesti completi e dettagliati retroscena. Le abilità verbali diminuiscono quando si parla di emozioni o in situazioni sociali spontanee, spesso a causa del sovraccarico sensoriale.
2. Relazioni Sociali e Risposte Emotive
Le persone autistiche spesso preferiscono iniziare le interazioni sociali secondo i propri termini, poiché i contatti non pianificati possono essere opprimenti. La costruzione di relazioni tra pari può essere difficile, con una preferenza per interagire con adulti o bambini più piccoli. In età adulta, le connessioni possono essere più facili in ambienti intellettualmente rigorosi. Molti adulti autistici prediligono una piccola cerchia di amici intimi e trovano più facile il tempo da soli, con una “bassa motivazione sociale” clinicamente riconosciuta. Le risposte emotive possono essere difficili da identificare e gestire fino a livelli elevati, con maggiore propensione ad ansia, irritabilità e rabbia, spesso legate a sensibilità sensoriali o interruzioni delle routine.
3. Uso Sensoriale e Interessi
Il cervello autistico eccelle nell’esplorazione di aree di interesse, traendone enorme piacere, motivazione ed energia. Questi interessi sono profondamente integrati nell’identità e parlare di essi aumenta la fluidità verbale e l’animazione emotiva. Tuttavia, il sovraccarico sensoriale è frequente, riducendo le abilità verbali e aumentando la dipendenza dalle routine. Routine e ripetizioni (come lo stimming, movimenti corporei ripetitivi) servono a bloccare input sensoriali indesiderati, fungendo da meccanismi di regolazione in un mondo imprevedibile e iperstimolante.
Autismo Non Stereotipato: Il Fenomeno dell’Alto Mascheramento
La comprensione dell’autismo si è ampliata ben oltre gli stereotipi legati ai “ragazzi bianchi benestanti” su cui si basava la ricerca storica. Ora sappiamo che l’autismo si manifesta in modi molto diversi in persone BIPOC, ragazze, donne e individui genderqueer, molti dei quali sviluppano strategie di camuffamento (masking) per nascondere i propri tratti autistici. Questa distinzione tra presentazioni stereotipate e non stereotipate non è sempre netta, e molte persone possono mostrare aspetti di entrambe.
Il concetto di “fenotipo autistico ad alto mascheramento” descrive coloro che hanno sviluppato metodi sofisticati per integrarsi socialmente. Le persone che rientrano in questo profilo tendono a essere più iper-empatiche, avere interessi particolari che si fondono culturalmente (ovvero, non sono percepiti come insoliti), e una maggiore interiorizzazione delle ripetizioni (meno visibili esternamente).
Il Camuffamento Autistico: Compensazione, Masking e Assimilazione
Questo alto mascheramento è una strategia adattiva che comporta tre aspetti distinti:
- Compensazione: Imita i comportamenti allistici. Si osservano e si catalogano frasi e modi di fare dagli altri (come un “Google doc di lavoro mentale”), si creano copioni pre-preparati per le interazioni sociali.
- Masking: Sopprime attivamente i tratti autistici. Si può reprimere lo stimming o trovare forme più accettabili di esso. Un “critico interiore” vigile segnala comportamenti percepiti come socialmente rischiosi, usando la vergogna per conformarsi. Si è iper-consapevoli del linguaggio del corpo, allenandosi a mostrare engagement.
- Assimilazione: Forzarsi a impegnarsi in comportamenti non naturali che causano disagio. Include il costringersi a fare piccole chiacchiere o a trovare modi socialmente accettabili per evitare di socializzare (ad esempio, occuparsi di compiti per apparire impegnati).
Il Costo Nascosto del Mascheramento Elevato e le Sfide Diagnostiche
Questa capacità di adattarsi e mimetizzarsi socialmente ha un costo significativo: lo sviluppo di un senso diffuso di sé. Le “antenne” per gli altri si acuiscono, mentre il volume per il proprio corpo si abbassa. Ci si adatta all’energia e ai comportamenti altrui, mutando il proprio senso di sé. Questo può portare a una sensazione pervasiva di vuoto e può essere scambiato per instabilità, con conseguenti misdiagnosi come Disturbo Borderline di Personalità o altri disturbi di personalità.
Paradossalmente, gli adulti autistici ad alto mascheramento, pur essendo più propensi a cercare attivamente una diagnosi a causa di una vita segnata da sfide di salute mentale (depressione, ansia, PTSD), sono meno propensi a riceverla. Proprio perché hanno interiorizzato così tanti tratti autistici, i professionisti spesso non li identificano come tali.
Le misdiagnosi comuni includono Disturbo Borderline, Disturbo Bipolare, PTSD complesso, Disturbo Evitante di Personalità o Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità. Spesso coesistono anche condizioni come ADHD, OCD, depressione, ansia e ansia sociale, complicando ulteriormente il quadro diagnostico.
Il futuro richiederà un’ulteriore espansione della ricerca e della consapevolezza per riconoscere e supportare tutti i neurotipi, assicurando che nessun adulto autistico si senta più parte di una “generazione perduta”.
Per approfondire
Il Passaggio da Sindrome di Asperger a Disturbo dello Spettro dell’Autismo, Livello 1
La Teoria della Doppia Empatia: Autismo e interazioni sociali Una Nuova Prospettiva
per i professionisti
Corso professionale completo: valutazione e trattamento delle neurodivergenze negli adulti
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