Non Binary

Identità non binarie: definizioni, clinica e inquadramento scientifico

Nel panorama contemporaneo della salute mentale e delle scienze psicologiche, la comprensione della varianza di genere ha superato il modello strettamente dicotomico. Accanto alle identità transgenere binarie, la ricerca clinica e internazionale riconosce oggi pienamente la specificità delle identità non binarie (o non-binary), descrivendone le caratteristiche, l’inquadramento diagnostico e le peculiari modalità di affermazione.

Cosa significa non binario: definizioni e tassonomia

Il termine non binario definisce un orientamento identitario ombrello che accoglie tutte le persone la cui identità di genere non si colloca stabilmente o esclusivamente all’interno del binarismo tradizionale maschio/femmina.

A differenza delle persone transgenere binarie, il cui obiettivo è il passaggio da un polo all’altro dell’asse di genere, gli individui non binari sperimentano una dimensionalità differente, che può declinarsi in diverse forme:

  • Agenere (o agender): assenza totale di identificazione con alcun genere, o percezione di sé come individui neutri rispetto al costrutto del genere.

  • Bigenere (o bigender): identificazione simultanea o alternata con entrambi i generi principali (maschile e femminile).

  • Genere fluido (o genderfluid): un’esperienza in cui l’identità di genere non è statica, ma varia nel tempo, oscillando tra intensità e collocazioni differenti lungo lo spettro.

  • Pangenere (o pangender): identificazione con molteplici generi o con lo spettro totale delle identità di genere possibili.

L’inquadramento clinico nei manuali internazionali (DSM-5 e ICD-11)

L’evoluzione scientifica che ha interessato i principali sistemi di classificazione diagnostica ha progressivamente integrato le identità non binarie, distinguendole da quadri psicopatologici e riconoscendone la legittimità clinica.

Il DSM-5 e la formulazione della Disforia di Genere

Nella quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (2013), la transizione concettuale dal “Disturbo dell’Identità di Genere” alla Disforia di Genere ha aperto esplicitamente alle realtà non binarie. I criteri diagnostici per gli adulti e gli adolescenti specificano che la disforia può manifestarsi come una marcata incongruenza tra il genere esperito e il sesso assegnato, inclusa la forte convinzione di appartenere a un genere alternativo (diverso da maschio o femmina). Il focus clinico non risiede nell’identità in sé, ma nella sofferenza derivante dal mancato allineamento corporeo o sociale e dalle pressioni del minoritarismo (minority stress).

L’ICD-11 e l’Incongruenza di Genere

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), all’interno dell’undicesima revisione della Classificazione internazionale delle malattie (ICD-11, 2022), ha rimosso l’identità trans e variata dal capitolo dei disturbi mentali, collocandola tra le “condizioni relative alla salute sessuale” sotto la dicitura di Incongruenza di Genere. Il testo descrive la condizione come una discrepanza persistente, specificando che l’identità esperita può non limitarsi alle categorie dicotomiche, validando così l’esperienza non binaria a livello epidemiologico e statistico globale.

Modalità di affermazione: la specificità dei percorsi

Un errore metodologico diffuso consiste nell’applicare lo standard terapeutico della transizione binaria alle persone non binarie. Come evidenziato dagli standard di cura della WPATH (World Professional Association for Transgender Health), l’approccio clinico deve essere altamente personalizzato e può non prevedere alcuna forma di transizione medica o legale.

Le traiettorie di affermazione si dividono principalmente in tre macro-aree:

1. Affermazione esclusivamente sociale e linguistica

Molti individui non binari raggiungono il pieno equilibrio psicofisico senza richiedere modificazioni corporee o interventi farmacologici. L’affermazione avviene tramite:

  • La scelta di un’espressione di genere androgina, mista o neutra (abbigliamento, estetica).

  • L’adozione di un nome di elezione e l’uso di pronomi neutri o combinati.

  • L’attivazione di tutele burocratiche interne nei contesti istituzionali, come la Carriera Alias nelle università o nei contesti aziendali.

2. Affermazione medica parziale o mirata

Qualora sia presente una disforia corporea localizzata, l’intervento medico non mira alla totalizzazione dei caratteri sessuali secondari dell’altro sesso, bensì a un obiettivo intermedio e personalizzato:

  • Trattamenti ormonali personalizzati: utilizzo di micro-dosaggi di terapia ormonale sostitutiva (TOS) per indurre modificazioni moderate (come l’abbassamento della voce o la ridistribuzione del grasso), interrompendo la somministrazione una volta raggiunto il plateau desiderato.

  • Chirurgia mirata: interventi mirati esclusivamente al torace (mastectomia bilaterale o top surgery) per soggetti assegnati femmine alla nascita, senza l’estensione alla chirurgia genitale o alla terapia ormonale a lungo termine.

3. Il panorama legale italiano

Dal punto di vista giurisprudenziale, l’ordinamento italiano (regolato dalla Legge n. 164/1982) è strutturato su un modello rigorosamente binario. Attualmente non esiste la possibilità di registrare un genere neutro o terzo (come la “X” presente nei documenti di altri stati europei ed extra-europei) sui documenti d’identità.

Tuttavia, la prassi clinica e medico-legale si trova frequentemente a dover supportare l’accesso ai trattamenti endocrinologici o chirurgici parziali per soggetti non binari, applicando i medesimi protocolli di protezione della salute psicofisica previsti per le transizioni binarie, adattando la relazione psicologica e la presa in carico medica alle specifiche necessità dell’individuo.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Arlington, VA.

  • Coleman, E., et al. (2022). Standards of Care for the Health of Transgender and Gender Diverse People, Version 8. International Journal of Transgender Health, 23(S1), S1-S259.

  • Richards, C., Bouman, W. P., Seal, L., Barker, M. J., Nieder, T. O., & T’Sjoen, G. (2016). Non-binary or genderqueer genders. International Review of Psychiatry, 28(1), 95-102.

  • World Health Organization (2019). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (11th ed.).

 

Leggi anche: Mondo Queer, Inclusione e Salute Mentale: Costruire Spazi di Appartenenza e Cura

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