risarcimento danno neurodivergenza

La mancata diagnosi di neurodivergenza negli adulti: profili di responsabilità medica e risarcimento danni

Ultimamente sempre più vengo cercata come figura professionale di confine tra la mia formazione sulle neurodivergenze e quella psicologico giuridica. Le richieste che mi arrivano riguardano un ambito in ascesa che voglio affrontare in questo breve articolo. Le richieste di risarcimento danno per mancata diagnosi di neurodivergenza a carico di colleghi e servizi.

Negli ultimi anni, la consapevolezza riguardo alla neurodivergenza — che include per es. lo spettro autistico (in particolare le condizioni precedentemente associate alla sindrome di Asperger), l’ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività), la plusdotazione, i DSA (disturbi specifici dell’apprendimento) — è aumentata in modo esponenziale. Tuttavia, ancora si assiste a un fenomeno sommerso ma drammaticamente diffuso: una generazione di adulti che ha vissuto decenni senza una diagnosi corretta, spesso ricevendo etichette errate come disturbi della personalità, disturbo bipolare di tipo 2, depressione maggiore, fobia sociale o ansia generalizzata.

L’evoluzione della giurisprudenza e della medicina legale sta aprendo la strada a una nuova frontiera del diritto sanitario: le richieste di risarcimento del danno per omessa o ritardata diagnosi di neurodivergenza a carico di colleghi e servizi. Si tratta di un ambito in ascesa, che si colloca esattamente sul confine professionale tra la formazione specialistica sulle neurodivergenze e la psicologia giuridica.

Il contesto: il calvario delle diagnosi mancate

Molti adulti arrivano a una diagnosi in età avanzata, spesso dopo un percorso di burnout clinico o il fallimento terapeutico di trattamenti farmacologici inadeguati. Nelle donne, il fenomeno del masking (il camuffamento sociale dei tratti neurodivergenti) rende l’individuazione ancora più complessa, portando a decenni di invisibilità diagnostica.

Le conseguenze di una mancata diagnosi non sono solo psicologiche, ma impattano pesantemente sulla vita lavorativa, accademica e relazionale dell’individuo, configurando un quadro di pregiudizio concreto e quantificabile.

La responsabilità medica nella psichiatria e psicologia clinica

Dal punto di vista giuridico, l’omissione diagnostica si inserisce nell’alveo della responsabilità professionale medica (legge Gelli-Bianco, legge 24/2017). Per configurare un diritto al risarcimento, il professionista o la struttura sanitaria devono aver violato le linee guida o le buone pratiche clinico-assistenziali definite dalle società scientifiche.

La responsabilità si fonda su tre pilastri:

  1. La colpa professionale: L’aver ignorato indicatori macroscopici o l’aver applicato test obsoleti senza considerare il quadro clinico globale, o non averli applicati affatto.

  2. Il nesso di causalità: La dimostrazione che la mancanza di una diagnosi tempestiva abbia direttamente causato o aggravato il danno.

  3. Il danno ingiusto: Il nocumento patito dal paziente a causa dell’errore.

Le voci di danno risarcibili

Nelle nascenti azioni legali in materia di neurodivergenza, il danno viene analizzato sotto molteplici aspetti:

Danno biologico e psicologico

L’errata somministrazione di terapie farmacologiche (es. antipsicotici o stabilizzanti dell’umore per quadri interpretati erroneamente come disturbo bipolare o borderline) può causare danni fisici e un peggioramento dello stato di salute mentale. A questo si aggiunge il disturbo da stress post-traumatico da invalidazione cronica.

Danno esistenziale e da perdita di chance

La mancata diagnosi preclude l’accesso a:

  • Tutele legislative sul posto di lavoro (legge 68/99).

  • Misure dispensative e compensative in ambito universitario o concorsuale.

  • Percorsi di psicoterapia specifici (es. terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sull’ADHD o sull’autismo).

Ciò si traduce in una perdita di chance lavorative, nell’interruzione prematura degli studi e in una compromissione significativa della vita di relazione.

L’onere della prova e la relazione medico-legale

Avviare un’azione risarcitoria richiede un impianto probatorio rigoroso. Il paziente deve documentare la propria storia clinica attraverso:

  • Cartelle cliniche di precedenti ricoveri o consulti.

  • Certificazioni di terapie farmacologiche pregresse rivelatesi inefficaci o dannose.

  • Una perizia specialistica attuale, redatta da un’équipe multidisciplinare esperta in neurodivergenza adulta, che attesti la condizione attuale e retrodatabile dei tratti neuroatipici.

  • Una relazione medico-legale che quantifichi il danno biologico e psichico in termini percentuali.

 

Dimostrare tutto ciò in sede giudiziaria è tuttaltro che facile, ed è fondamentale che le persone ne siano pienamente consapevoli. Allo stesso modo, è necessario che i clinici comprendano la responsabilità etica e legale di aggiornarsi costantemente, agendo secondo scienza e coscienza anziché procedere per inerzia sulla scia di anni di professione sempre uguali a se stessi.

 

Orientamenti futuri della giurisprudenza

Mentre in passato la psichiatria godeva di ampi margini di discrezionalità clinica che rendevano complessa la rivalsa legale, l’introduzione di manuali diagnostici standardizzati (DSM-5-TR, ICD-11) e di protocolli internazionali rigorosi restringe il campo dell’errore scusabile. Le prime istanze stragiudiziali e giudiziali stanno dimostrando che la neurodivergenza non diagnosticata non è più considerata una “caratteristica caratteriale”, ma una condizione clinica avente diritto a diagnosi e supporto, la cui negazione genera responsabilità civile.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2023). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Quinta edizione, Text Revision (DSM-5-TR). Edizione italiana a cura di M. Biondi. Raffaello Cortina Editore.

  • Legge 8 marzo 2017, n. 24. Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie (Legge Gelli-Bianco). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

  • World Health Organization (2019). International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems (11th Revision) (ICD-11). WHO.

  • Fombonne, E. (2020). Camouflaging in autism: A systematic review. Journal of Autism and Developmental Disorders, 50(10), 3520-3534.

  • Trimarchi, M. (2022). La responsabilità civile del professionista sanitario e della struttura pubblica o privata. Giuffrè Francis Lefebvre.

 

Per approfondire:

Psicologia giuridica e neurodivergenze: perché questo incontro è sempre più necessario

 

Per formarsi:

Le neurodivergenze negli adulti. Valutazione e trattamenti

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